Private della loro libertà di movimento
Oggi in Europa circa 600.000 persone l’anno, compresi i bambini, sono detenuti, nella maggior parte dei casi sulla base di una semplice decisione amministrativa. Questa detenzione o “trattenimento” può durare sino a 18 mesi in attesa di un’espulsione e per il solo motivo di aver violato le legislazione che regola l’entrata ed il soggiorno degli stranieri negli Stati membri dell’UE. Queste persone non sono private soltanto della loro libertà di movimento, ma anche, spesso, dell’accesso all’assistenza legale, alle cure mediche, al diritto di vivere con le loro famiglie…

Mancanza di trasparenza
Ad oggi, nella maggior parte di Paesi europei, l’accesso dei giornalisti e della società civile nei luoghi di detenzione dei migranti è estremamente limitato e controllato. Spesso è impossibile incontrare o anche parlare con i detenuti. In generale solo i parlamentari hanno un diritto di accesso. Questa mancanza di trasparenza favorisce abusi e innumerevoli violazioni dei diritti. L’accesso all’informazione è, tuttavia, un diritto inalienabile dei cittadini europei, difeso da tutte le istituzioni europee. L’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali fa riferimento alla “libertà di ricevere o comunicare informazioni o idee senza chi vi possa essere alcuna ingerenza dell’ autorità pubblica”. La stessa direttiva “rimpatri” del 16 dicembre 2008, contestata duramente da molte organizzazioni in particolare per quanto concerne la durata del trattenimento, prevede che “le organizzazioni nazionali, internazionali e non governative competenti hanno la possibilità di visitare i centri di trattenimento” Questi principi devono essere rispettati. I luoghi di detenzione degli stranieri non possono rimanere una realtà che ci viene nascosta.

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